Il primo taxi giapponese si riconosce da un gesto mancato: allunghi la mano verso la maniglia e la porta si apre da sola, comandata da una leva accanto al guidatore. Provare ad aprirla o chiuderla a mano è il classico errore da stranieri, e col tempo rovina il meccanismo.
Da dove viene l’abitudine
Il sistema nacque negli anni Sessanta, in vista delle Olimpiadi di Tokyo del 1964: un modo per offrire un servizio impeccabile senza costringere l’autista a scendere ogni volta. È rimasto, ed è diventato uno dei segni distintivi del Paese.
I dettagli che colpiscono
I sedili sono spesso rivestiti di merletti bianchi inamidati, cambiati regolarmente. Molti tassisti portano guanti bianchi e giacca. L’abitacolo è immacolato. E, coerentemente con tutto il resto del Paese, non si lascia mancia: si paga la cifra esatta sul tassametro.
Quanto costano
Sono cari, non c’è modo di girarci intorno: a Tokyo si parte da circa 500 yen per il primo chilometro e si sale in fretta. Fra mezzanotte e le cinque scatta una maggiorazione del venti per cento. Per gli spostamenti in città la metropolitana resta molto più conveniente — il taxi ha senso a notte fonda, quando i treni si fermano (in genere intorno all’una), o con i bagagli.
Il problema della lingua, risolto
Pochi tassisti parlano inglese. La soluzione che funziona sempre è mostrare l’indirizzo scritto in giapponese sullo schermo del telefono, o meglio ancora il numero di telefono del locale: molti navigatori giapponesi cercano proprio per numero. Il biglietto da visita dell’hotel, che ogni reception consegna all’arrivo, è pensato esattamente per questo.
Una cosa da sapere sui pagamenti
Quasi tutti accettano carte e carte IC, ma non tutti: se il taxi è vecchio, può essere solo contanti. Vale la pena chiedere kaado, ii desu ka? prima di salire.
Gli spostamenti sono metà della logistica di un viaggio in Giappone. Nei nostri viaggi di gruppo treni, trasferimenti e bagagli sono già organizzati: tu pensi solo a guardarti intorno.