Se capiti in Giappone fra luglio e agosto, prima o poi senti dei tamburi. Segui il suono: quasi certamente stai per finire dentro un matsuri, il festival di quartiere.

Non sono eventi turistici

Il matsuri nasce come rito shintoista: la divinità del santuario locale viene portata in processione per le strade dentro un mikoshi, un altare portatile che decine di persone sollevano a spalla scuotendolo ritmicamente al grido di wasshoi!. Il senso è far attraversare al kami il territorio che protegge. È una faccenda di comunità, non di spettacolo — ed è proprio questo a renderla bella da guardare.

Le bancarelle sono metà del motivo

Lungo il percorso si allineano gli yatai: takoyaki, le polpettine di polpo; yakisoba saltati sulla piastra; ikayaki, calamaro grigliato intero; e il kakigori, il ghiaccio tritato con sciroppo che d’estate è una necessità. Ci sono anche i giochi: la pesca dei pesci rossi con la retina di carta velina, che si rompe quasi sempre.

Gli hanabi non sono i nostri fuochi d’artificio

I festival dei fuochi giapponesi — hanabi taikai — sono su un’altra scala: durano un’ora o più, con decine di migliaia di lanci, e la gente arriva nel pomeriggio con teli e cestini per prendere posto. Quello di Sumidagawa a Tokyo, a fine luglio, richiama quasi un milione di persone.

Lo yukata

D’estate ai matsuri si indossa lo yukata, il kimono leggero di cotone, con i sandali geta che ticchettano sull’asfalto. Non è folklore per turisti: lo portano soprattutto i giovani. Si noleggia facilmente a Kyoto e Tokyo, e indossarlo è il modo più semplice per non sentirsi spettatore.

Come viverlo bene

Arriva presto, porta contanti — le bancarelle raramente accettano carte — e non aspettarti servizi igienici comodi. E ricorda che è una festa di paese: il rispetto per la processione viene prima della fotografia.

Ogni stagione in Giappone ha i suoi riti. Nei nostri tour in giornata capita spesso di intercettarne uno, e cambia completamente la serata.