Ci sono più di cinquantamila konbini in Giappone. Sono aperti ventiquattro ore su ventiquattro, sono ovunque, e per il viaggiatore rappresentano una delle scoperte più inaspettate: il cibo è buono davvero.
Non è il nostro minimarket
La differenza sta nella logistica. Ogni negozio riceve più consegne al giorno, tarate su fasce orarie e persino sul meteo: i panini freschi arrivano la mattina, i piatti caldi prima di pranzo e prima di cena. Nulla resta sullo scaffale a lungo. È il motivo per cui un onigiri comprato alle sette del mattino sa di riso appena cotto.
Le cinque cose da provare
L’onigiri, il triangolo di riso con l’alga tenuta separata da una pellicola geniale che si apre in tre mosse. Il tamago sando, il panino all’uovo di FamilyMart, diventato oggetto di culto internazionale. Il karaage kun di Lawson, bocconcini di pollo fritto venduti alla cassa. L’oden in inverno, il brodo caldo con uova e ravanello che sobbolle vicino alle casse. E il caffè: si compra un bicchiere alla cassa e lo si riempie da soli alla macchina, ed è sorprendentemente buono.
Quello che nessuno si aspetta
Nei konbini si pagano le bollette, si ritirano pacchi, si stampano documenti, si comprano biglietti per concerti e parchi a tema. Il bancomat accetta carte straniere quando molti altri le rifiutano — quello di 7-Eleven è storicamente il più affidabile per chi arriva dall’Europa. E il bagno, quasi sempre disponibile, è pulito.
Il galateo del konbini
Il cibo non si mangia camminando: si consuma in piedi vicino al negozio o, dove c’è, nell’angolino con i tavolini. Il sacchetto di plastica si chiede esplicitamente e si paga pochi yen. E i rifiuti si buttano lì, nei contenitori del negozio: fuori, cestini non ne troverai.
Un consiglio da chi ci vive
Guarda le etichette con la data: i prodotti in scadenza in giornata vengono scontati la sera, con adesivi gialli o rossi. Verso le nove di sera si fanno ottimi affari, e non c’è nessuno stigma nel comprarli.
Il cibo giapponese quotidiano è metà del viaggio. Nelle nostre cooking class a Tokyo e Kyoto si parte proprio dagli ingredienti che i giapponesi usano ogni giorno.